G.S. LAMONE RUSSI

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MARATONA

UNA MARATONA PER LA ROMAGNA

Maratona antica. Già: questa è la più vecchia dell'Emilia Romagna. Maratona ruspante, come la sua terra. Il suo percorso è fatto di realtà in cui convergono sapori antichi ed agresti ed ansia di nuovo: il podere affianca l'opificio, la fabbrica continua il filare di viti, peschi in fiore avvincono l'azienda e l'artigiano, così come la pianura bassa, ricca di umori e di brume, è trampolino fra la battigia e l'ondulata collina. Una terra così, in confronto nei contrasti, non può che produrre gente aperta che irride l'estremismo, gente pronta all'emulazione che non ammette l'abbandono e l'autocommiserazione, anzi si esalta spinta dall'inconscio in cui sospetta limiti che mai ammetterà. Spacconi ma concreti, caparbi ma generosi, sospettosi ma disponibili, i Romagnoli si sono da tempo attrezzati per i miracoli che sfornano quotidianamente dal cocktail di questi dirompenti ingredienti. Uno di questi miracoli è la MARATONA DEL LAMONE di Russi, dove fantasia e sacrificio sportivo convergono nello spettacolo più bello che il podismo riesca a produrre in terra di Romagna, affinché il fantasma di FILIPPIDE continui a cimentarsi in ciò che meno di un secolo fa era solo pazzia. Da RUSSI grassa ed opulenta, sonnecchiosa e tranquilla, tappa centrale fra le sorelle della Bassa, il percorso passa la mano alle varie e composite realtà del comprensorio: GODO e SAN MICHELE sono le tappe dell'andare dei nostri vecchi verso la gran città, PIANGIPANE e SANTERNO diresti che il tempo si è fermato: la realtà contadina conserva qui le sue più tenaci radici; poi VILLANOVA, erede di un remoto artigianato, TRAVERSARA che nel nome riecheggia ancora storie di nobili e di spade, come BAGNACAVALLO che incombe col suo Medioevo, mentre a BONCELLINO risuona ancora l'eco dei vagiti del Passator Cortese. E su tutto, ovunque aleggia il sapore del Fiume, il Lamone che per secoli ha concimato queste terre. Se l'esperienza gratifica chi sa cogliere coi sensi il significato del reale, queste e mille altre ancora sono le sensazioni che riporterai con te dall'aver calcato la terra di Romagna: la terra della MARATONA DEL LAMONE.

MARATONA DEL LAMONE: dove il Podismo si fa Storia

Per raccontare la storia di questa Maratona è indispensabile creare un po’ d’atmosfera. Per capire, occorre riandare alle radici, agli esordi del Podismo.

E’ sorprendente come, ancor oggi, rivolgendosi a persone estranee al giro, parlare di Maratona ingeneri ancora fraintendimenti, confusione. E’ l’unico aspetto che accomuna due modi di far podismo, così lontani che più nulla hanno da spartire. Quello attuale è un podismo asettico nel quale tutto è preordinato, preconfezionato…prevedibile. L’opposto di quello delle origini, degli anni ’70, improvvisato, approssimativo, ebbene sì: eroico. Era un podismo dove chi aveva il coraggio di mettersi in calzoncini e correre per la strada, non solo era guardato di sottecchi, ma era addirittura motteggiato. Non sempre in maniera carina ed affabile. La sua qualifica diventava “maratoneta”, ecco ancora il trade union col praticante odierno.

Il podista vero sa che la Maratona non è correre genericamente a piedi, ma percorrere la ben precisa distanza di 42 Km e 195 metri: che è tutta un’altra cosa! Ci si ricorda di Filippide, di un’antica battaglia, di Serse, dei Greci… qualcuno persino di un certo De Coubertain.

In quegli anni d’esordio, dove curiosità e compatimento si compenetrano, vige, soprattutto in Romagna, l’iperbole, il limite estremo: nel ’72 già a Bertinoro, la 5 Ville col vecchio percorso duro e bellissimo di 15 Km, decide di gareggiare in febbraio per rimpolpare lo schieramento coi ciclisti in riposo (allora) stagionale e, a maggio la sfida sfiora l’assurdo con la 100 Km Firenze-Faenza. Si comincia a correre un po’ qua, un po’ là: i praticanti sono per lo più nuovi adepti, al debutto. Allenamento, fartlek, ripetute, stretching? Sono mica roba che si mangia??!

Ci si ritrova col passaparola, inseguendo voci. L’informazione viaggia di bocca in bocca, se rimani una volta fuori dal giro è difficile rientrare poiché sui giornali….ma neanche a pensarlo! Le distanze sono sopra i 10 Km e percorse in un misto di scatti, soste, camminate, affanni, rincorse. Le tenute sportive sono un bric-a-brac. Pantaloncini da mare, da lavoro, magliette e canottiere della salute, scarpe di tela, anche scarponcini da passeggio, qualche Superga, e, idolatrate dai più introdotti, le mitiche “Puma “ rosso arancio.

I praticanti e l’entusiasmo crescono in progressione geometrica, l’agonismo è estremo: il nutriente, il substrato, la molla. Il clima c’è tutto. Manca l’occasione per incanalarlo, per distillarne la sua più intima essenza. Bene! Se alla scommessa strampalata han già pensato quelli della 100, manca solo la sfida possibile, quella contro se stessi pur scartando il deliquio: ce la fornisce Evaristo Guerra, che con quelli di Russi e una Società neoformata fondendo una diecina di piccole schegge di podismo individualista, nel Novembre del 1977 estrae dal cilindro la Maratona del Lamone.

La distanza non è proprio centimetrica, i cartelli chilometrici sono solo…nelle gambe. In una splendida mattinata d’autunno i partecipanti sono circa 650 (nelle corsette normali spesso non si arriva a 200), il certificato medico è quello sottoscritto da Madrenatura, nervosi e frementi agognano la coppa di metallo e quell’unica insegna sul percorso: il traguardo posto al vecchio Stadio di Russi. Il primo podio è un tris d’Assi: Fabbri Elvio - Fabbri Sergio - Zanini Roberto. Per oltre 15 anni questi autentici fari del podismo romagnolo domineranno la scena fustigando e spronando i più giovani. Come dimenticare poi le lotte all’ultimo centimetro fra Zanini e Viroli?

Per qualche tempo ancora il palcoscenico e le date non cambiano: di Maratone in tutta Italia se ne contano appena una dozzina l’anno, spesso compaiono e svaniscono come le comete: ci vuole troppo impegno, troppo lavoro, troppo tempo, troppo servizio, troppo posto, troppi soldi, troppo Tutto. Con gli anni ’80 la Maratona del Lamone si sposta al Nuovo Stadio Comunale: l’arrivo è in stile Olimpico con giro finale sulla pista di Atletica.Finchè arriva un Novembre da tregenda con pioggia, vento, nevischio: lo schieramento è falcidiato. Altro che panino con salsiccia e piatto di cappelletti all’arrivo (che anticipa di molto i celebratissimi Pasta Party di adesso): si chiude esausti e congelati, barcollanti e annichiliti tanto da impressionare l’Organizzazione. Guerra si guarda attorno e decide: in primavera c’è solo un’altra Maratona, basta starle un poco alla larga e vediamo se la prima domenica d’aprile nevica ancora!

Ora la distanza è misurata, i chilometri ed i tempi segnalati. I podisti vengono a Russi sia per gareggiare sia per partecipare: regolarità, perfezione, soddisfazione. I primi hanno un premio forse non eclatante, ma la cortesia e l’ospitalità hanno il loro peso e tornano ugualmente, anche quelli di caratura Nazionale: i fratelli Gennari re della 100, Franchi, Sparvoli, Catania, Paciarotti, Di Gennaro, Koncina lo slavo educato ed un po’ triste. E non si scordano le partecipazioni eccellenti di Galli, Dal Zoppo, Fattorini, Cilia, Di Mare, Poggiali, Bettacchini. Fra le donne, dagli esordi al tris di Bandini Irene, ai successi di Soranzo e Taroni, il ricordo di Daniela Pavarini, l’amica che ricordiamo con un Trofeo che troppi han rapidamente cancellato, la Nazionale Bertelli, l’indigena Agnese Balelli, Ida Pirone, Colautti, Insogna, Valentina Maisto, per passare ai più recenti successi dell’affermatissima Maria Curatolo, le promesse Venturelli e Desiderà, la romagnola Costetti, per chiudere con Antonella Benatti, e, pur con partecipazioni non coronate da successo, la citazione è d’obbligo per ragazze del calibro di Laura Fogli e Patrizia Ritondo.

La Maratona si è scoperta spettacolo e si sposta fra la gente: la Maratona del Lamone approda in Piazza Farini. I successi internazionali degli atleti Italiani lanciano la specialità nell’immaginario collettivo, proliferano i praticanti e nuovi appuntamenti si accavallano. Anche a primavera si comincia a stare stretti, la concorrenza è spietata. In uno scenario di una trentina di concorrenti la Nostra nel ’91 è ancora la 7à in Italia per partecipazione, fa parte fin dall’esordio dell’AMI, l’Associazione delle Maratone Italiane ideata dall’amico Marescalchi. Durerà poco, faticherà molto e morirà male. Pochi soldi, poco spazio e poco credito e poche aderenze presso i Sancta Santorum, troppo peso delle manifestazioni più importanti che fanno e disfano, monopolizzano date, immagine… non rimangono neanche le briciole.

Vaso di coccio fra vasi di ferro, a Russi si supplisce con l’inventiva introducendo novità che richiamino in ogno modo l’attenzione: il G.P.delle Regioni, grazie all’interessamento della COOP Adriatica, la premiazione estesa a tutte le donne, poi copiata da molti, che ne fa allora la Maratona d’Italia con la maggior partecipazione percentuale femminile, manifestazioni di contorno dedicate ai podisti in erba, un 5000 Metri, ora col sostegno di Hera, stimola chi non ha né in testa né nelle gambe una Maratona, una veste grafica per la locandina che ne fa un pezzo ricercatissimo come calendario podistico da consultare tutto l’anno.

Ci si difende: alla gente si offre uno spettacolo degno, un’idea di perfezione organizzativa, ma dietro le quinte si arranca, soprattutto finanziariamente.

Il Comune fa quel che può: nel tempo la mentalità si è evoluta passando attraverso l’iniziale indifferenza, alla sopportazione, al “Però..!”, al consenso aperto e alla comprensione e infine ad un appoggio prima logistico, poi, agevolando e sostenendo quel tanto che consenta una sopravvivenza dignitosa, rimanendo comunque il Gruppo Sportivo Lamone a far fronte al 90% degli impegni, in proprio, con lo Sponsor Montanari Giuliano Edilizia, senza il cui appoggio determinante….. Il podismo è diventato, con gli anni ’90 adulto e maggiorenne con una standardizzazione estrema: regole non scritte, ma ferree, codificano comportamenti e modalità di svolgimento. L’atleta ed il neofita, il pensionato e il tempoliberista, l’amante dello spettacolo e chi cerca la natura, tutti si aspettano Regolarità e Servizi, Alberghi convenzionati, Cronometraggi e Classifiche, foto e spuntini, segnaletica, attrezzature, medaglie, attestati, informazione, disponibilità….il passato conta sì, ma non c’è passato che ammetta deroghe.

C’è professionalità e business, metodo ed allenamento, scienza, tattica e…convenienza. Ma ai giramondo della Maratona si deve pur sempre rispetto: un paio di giorni fuori casa permettono, con la scusa dello sport, di conoscere il mondo, ma lasciano anche una traccia, spesso sanguinante, sul portafogli! Ciascuno per il suo piccolo va alla ricerca del record personale e perciò la prima domanda è: “Ma è tutta pianura, vero?”. Dalla Maratona del Lamone, al calderone oramai sovraccarico con 45 Maratone Italiane del 1999, e, nel frattempo altre 6/7 debuttano. Chi offre di più?

Russi riesce, sia pure con gran fatica, a mantenere una posizione di assoluto rilievo fra le comprimarie grazie al percorso veloce e tecnicamente valido, tanto da assumere spesso il ruolo di trampolino di lancio per ragazzi alla ricerca di notorietà, o al debutto sulla distanza: Cressi, Di Rauso, Patrizzi, Santachiara, Zenucchi, Curzi, Interrante, Calcaterra, i più recenti che hanno scelto Russi: se va male non è gran danno, se va bene l’eco si diffonde…

Dal 2002 la Maratona del Lamone aderisce al Tris Marathon delle Regioni per consentire un minimo di omogeneità nella giugla delle proposte, e, per limitare i danni da sovraffollamento, si ripropone al rango di Gara Nazionale.

Non è ancora finita, visto che anche nel 2003, col solito percorso immerso nei colori tenui del fiore di pesco nell’aria dolce di primavera, ritorniamo, con tante idee in testa, un po’ di caos, speranze, ambizioni, sogni, e….poco contante…

Ma, anche per il podista smaliziato del XXI secolo, si può comprare un sogno?

Per il G.S. Lamone

                                                                    Nino Giardini

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